The Hymn of the Frozen Lotus, Tomorrowland Winter 2019

Tutti i fan dell’EDM sanno che l’ultima settimana di Luglio in Belgio c’è Tomorrowland. Ormai è il festival numero uno al mondo della musica elettronica, e le ultime due edizioni hanno riunito 400.000 persone, pareggiando le presenze del leggendario Woodstock.

Nel 2018, dopo 14 anni di festival e due progetti paralleli (TomorrowWorld e Tomorrowland Brazil), hanno deciso di esplorare un ambiente diverso lanciando Tomorrowland Winter sulle cime innevate delle alpi francesi, e noi abbiamo avuto la fortuna di essere stati scelti come Official Travel Partner in Italia, entrando nella lista dei rivenditori ufficiali della prima edizione.

Michele, appena rientrato dal festival, ci racconta la sua esperienza.

Il sogno nel cassetto

Ricordo ancora la prima volta che sono andato in discoteca: avevo 18 anni e dal primo disco di apertura, mi sono innamorato della musica elettronica. Nel 2011 ho scoperto l’esistenza di Tomorrowland, l’anno successivo ho provato, senza successo, a prendere i biglietti. Da quel momento è rimasto un sogno nel cassetto che ho avuto la fortuna di riaprire la settimana scorsa.

L’inno del loto ghiacciato

Il tema del festival, “L’Inno del Loto Ghiacciato”, inizia ad avvolgerti nell’arrivare in un magnifico paesaggio innevato. Da 1250 metri, fino al Pic Blanc a 3300, tutto era curato fino al minimo dettaglio e muoversi tra le località del comprensorio e le aree del festival era semplicissimo: bastava avere il braccialetto al polso, passarlo come uno skipass, e con le funivie si poteva raggiungere l’area del mainstage in mezz’ora.

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La giornata tipo

Sveglia alle 9, colazione veloce e partenza al più presto per fare la mattinata sugli sci o tavola. Con 250 km di piste, per uno sciatore esperto il comprensorio è un sogno, ma era tutto strutturato per far godere il panorama delle piste anche a chi preferisce rimanere fermo sulla neve. Con palchi a 2100, 2500, 2800 e 3300 metri, tutti collegati con funivie, alle 14.00 Alpe d’Huez si trasformava in un comprensorio musicale per tutti i gusti: dai set techno dell’Amicorum alla deep house del Love Stage, dalle melodie al Top of the Mountain all’EDM dell’Orangerie, ogni spiazzo era pronto per intrattenere gli ospiti.

The main event

Alle 17 apriva il mainstage e iniziava lo spettacolo. Armin Van Buuren, Steve Aoki, Afrojack, Martin Solveig, Dimitri Vegas & Like Mike, DJ Snake, Martin Garrix e molti altri, ora dopo ora a riempire di musica dalla consolle minuscola rispetto al palco largo quasi quanto un campo da calcio. Tra un DJ e l’altro, l’intermezzo narrativo della storia del loto; alla fine di ogni set uno spettacolo pirotecnico da fare invidia alle feste di capodanno, il tutto sotto il cielo nero e freddo dell’inverno ad alta quota. Tutto questo fino alle 22, momento in cui si spegneva tutto e la festa si spostava, per i più temerari, nel Garden of Madness fino alle 2 del mattino.

Finita la serata, i pullman di Tomorrowland portavano tutti sani e salvi ai paesi degli alloggi.

Un’esperienza da ripetere

Non avrei mai immaginato di riuscire ad andare a Tomorrowland, ne tantomeno di godermelo così tanto nonostante le tempeste di neve, il freddo e il ghiaccio per terra, ma ora che l’ho vissuto, ho quasi la tentazione di fare la corsa ai biglietti per l’edizione estiva. Vedendo nel complesso lo spettacolo, l’esperienza e soprattutto l’organizzazione impeccabile, consiglierei a chiunque di provare ad accaparrarsi un posto a Tomorrowland e chissà, magari ci si vedrà sulle alpi tra un anno.

Ecco alcuni degli
scatti di Michele

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